Giovedì è un giorno giallo.

Il lunedì si sa, è sempre grigio; il venerdì è nero; il week-end è roseo; il martedì del colore che più vi aggrada, ma il giovedì… il giovedì è senza dubbio un giorno giallo!

Giallo come gli ultimi raggi del sole nel suo ultimo sorgere; giallo come un boccale di birra gelata e ancora giallo, come i giganteschi ed enormi bulldozer Vogon pronti a distruggere la Terra, una volta per tutte.

Tutto ciò viene spiegato molto bene nel capitolo introduttivo del romanzo Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams.
Il romanzo rientra nel genere della fantascienza umoristica e questo primo volume di una serie di cinque (Ristorante al termine dell’Universo; La vita, l’universo e tutto quanto; Addio e grazie per tutto il pesce; E un’altra cosa…) è anche l’adattamento delle prime quattro puntate di una omonima serie radiofonica.

La trama in maniera molto semplice e molto concisa, ruota sul concetto: qualunque cosa accada -anche la più catastrofica- non dobbiamo temere o andare in panico, perché la risposta è dentro di noi. Facile a dirsi, mi direte, ma è così.

Il romanzo -composto da 35 scorrevolissimi capitoli- nella prima parte ci mostra una situazione al limite dell’immaginabile e per noi “sciocchi umani”, impensabile. Una situazione talmente distruttiva da risultare: estrema, ultima, definitiva, non resettabile o ripristinabile e totalmente devastante. O quasi. Quasi finché, l’estremo improbabile diviene possibile.

E allora le stramberie dei personaggi Arthur Dent, Ford Prefect, Zaphod Beeblebrox, Trillian, Marvin, Slartibartfast, Benji e Frankie -prendendoci per mano- ci portano a spasso nell’universo, sballottolati da una navicella all’altra finché le varie situazioni e le immagini, si sovrappongono. Si è qui e ora, ma anche ovunque e in nessun punto.

Il concetto di Spazio-Tempo va dilatandosi parecchio e l’unica cosa, forse, che ci permette di essere umani -oltre al provare sentimenti ben specifici- è il «preservare la memoria, il passato e tramandarlo in qualche modo». Possiamo divenire uomini migliori solo se sappiamo dove hanno origine le nostre radici e da dove proveniamo, in modo da metterne di nuove.

È questo un romanzo anche sull’evoluzione della specie e se l’uomo ancora non si è estinto, è merito solo della sua capacità di adattarsi alle evenienze, meglio ancora se queste sono ben condite da una forte dose di casuale fortuna. Ma è questo un libro anche molto attuale.

La prima edizione inglese risale sì al 1979, ma in passaggi narrativi in cui si affrontano tematiche quali: innovazioni e consumismo come mutazione antropologica; ossessione per il lusso; l’idea di muro; il parlare di fuffa di alcuni abili pensatori che si preoccupano solo della propria esistenza; il preservare la natura ed ancora gli scontri polizia-cittadini, non possono se non rimandarci ad alcuni episodi che hanno segnato e continuano a segnare la nostra storia più recente.

Ma questa guida galattica più che narrazione distopica, vuole essere una narrazione positiva e ricca di speranza, dove ad ogni male corrisponde subito e di riflesso un bene.

I 35 capitoli -affatto impegnativi- rivelano una scrittura lineare, frizzante, che sa incuriosire e tenere il fiato in sospeso; l’umorismo svalvolato che condisce il tutto, raggiunge vette altissime con l’entrata in scena di Marvin, androide con manie paranoico-depressive, al quale non si può non voler bene.

Da questo romanzo, nel 2005, venne tratto l’omonimo film diretto da Garth Jennings. Mi piace inoltre pensare che da questo romanzo, siano state tratte serie animate come i Biker Mice da Marte e Il Mignolo col Prof., che così tanto hanno influenzato i ragazzi della mia generazione, sempre desiderosi di «conquistare il mondo».

E mi raccomando: non dimenticate di portare sempre con voi un asciugamano!

Trailer: Guida galattica per gli autostoppisti

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