A volte ritorno – The second coming.

Tutti si meritano una vacanza per il duro e faticoso lavoro svolto, anche Dio!
Solo che, scarsi cinque giorni “paradisiaci” equivalgono più o meno a quattrocento anni terrestri. E quindi è normale che Lui, ancora in bermuda, camicia a quadri, canna da pesca in spalle e sandali comodi, una volta tornato in ufficio -sbirciando fra la pila dei fascicoli accumulati- esclami:

Ma por… tutto questo mi farà girare i santissimi? [pag. 12]

Inizia così il romanzo umoristico A volte ritorno – The second coming di John Niven, pubblicato per la prima volta in Italia nel 2012 per Einaudi e con la traduzione di Marco Rossari.

La narrazione si dipana lungo 390 pagine suddivise a loro volta in sei parti (Paradiso, New York, On the road, Los Angeles, Il Paradiso in Texas e Dopo Cristo). Diciamoci la verità: dopo la prima volta e con tutto quello che successe, Gesù (che è fuori come un balcone) non è affatto entusiasta di ridiscendere fra gli uomini. Come dargli torto! Meglio suonare la sua Gibson SG del ’68 in compagnia di Jimi Hendrix e fumare erba di ottima qualità, che fare da guida, essere d’ispirazione e aiutare il prossimo. Ma si sa, quando Dio ha deciso, ha deciso [p. 62].

La scrittura è chiara e scorrevole e quelle che appaiono come espressioni scurrili o “parecchio colorite”, sono solo un mezzo per inquadrare meglio l’appartenenza ad un determinato gruppo sociale o provenienza geografica. Il seguire ed il rielaborare in chiave moderna i passaggi più salienti della vita di Gesù, non sono altro che una dilatata metafora ben congegnata per mettere in luce tutte le assurdità, le contraddittorietà, le menzogne, le distorte verità, le cattiverie, il disprezzo, l’odio, il menefreghismo, il sadico piacere e la crudele spietatezza di cui l’uomo si nutre quotidianamente.

Non è un libro blasfemo. Per chi ha comunicato per mezzo di Parabole, non sarà certo un’offesa avergli cucito in dosso una metafora. Due cose risultano lampanti:

1 Che fine aveva fatto il sense of humour in tutto questo fanatismo?

e poi,

2 Ecco perché qui sulla Terra era andato tutto a puttane. Si era perso il senso della comunità. [rispettivamente pp. 60 e 125]

Questo romanzo, nonostante il finale si sappia a prescindere, riesce a tenerti incollato alle pagine ed è quasi impossibile distaccarsene. Il tutto procede a ritmi incalzanti in un crescendo continuo. Le sequenze definibili “tutto ciò che può andare male andrà peggio” e la “battaglia finale”, sono quanto di più cinematografico ed hollywoodiano l’autore potesse concepire: assolutamente meraviglioso!

John Niven, lavorando per anni nell’industria discografica, ha intriso il suo libro di brani musicali e citazioni impeccabili, aprendo un focus puntuale e caustico sui talent musicali: giusto riflesso di ciò che siamo.

L’autore ha inoltre dato vita a due personaggi bellissimi e potenti: Becky, pari solo alla “Candy” -Maggie Gyllenhaal- in The Deuce con James Franco e Big Bob, spettacolare come Hodor -Kristien Nairn- ne Il Trono di Spade.

In un periodo come il Natale, dove si ha più tempo per leggere e dove si ripete come un mantra “si è tutti più buoni”, questo romanzo è la lettura giusta per strappare qualche risata, riflettere con precisione su tutto quanto e ricordarsi dell’unica cosa davvero necessaria: «Fate i bravi!».

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