Sanremo 2018 (1ª puntata): Non mi avete fatto niente.

Ieri sera sono andata a letto intorno “all’una e trentacinque circa” -come canta Vinicio Capossela-: sulla soglia dei 30anni, non ho il fisico per reggere pure il Dopo Festival.

E così, sono andata a dormire con la consapevolezza che stamattina, avrei realizzato un gran bell’articolo su ciò che avevo visto. Così mi alzo (tardi, come sempre!) e mi accorgo che durante la notte -o la mattina?…poco importa…- era “scoppiata una bomba” ai danni di una delle canzoni in gara.

Il testo in questione è Non mi avete fatto niente dell’ormai, ribattezzato da Favino, “duo mitologico” Meta-Moro. Si sono dette tante cose: si è parlato di un clamoroso plagio, di squalifica doverosa, di arrampicate sugli specchi che nemmeno l’uomo ragno! E tutto perché? Perché si è creduto ad uno sciamannato che inseguiva uno scoop, un’esclusiva; peccato tutto ciò fosse inesistente, dato che la canzone in questione è stata concepita seguendo il regolamento del Festival.

E poi, a rigor di logica, non vi fa ridere la sola idea del: “ha plagiato se stesso” (perché di questo si parla!)? Si plagia casomai ad insaputa di terze parti, rischiandosela di brutto; verso se stessi si dice “autocitazione”, il che è lecito, purché il testo citato non sia superiore ad 1/3 di tutta l’opera. Quindi di cosa stiamo parlando? Di fuffa! E la cosa più triste è che tutto questo polverone, non solo sia andato a mettere in cattiva luce (non per i loro fan) due Autori che negli ultimi anni hanno scritto la maggior parte delle canzoni che noi tutti cantiamo e che quindi non hanno alcun bisogno di plagiare nessuno, ma ancor di più, si sono messe in secondo piano -almeno per il momento- tutte le altre canzoni e non è affatto giusto.

Ieri sera da 29 edizioni del Festival (queste sono quelle che visto sino ad ora) a questa parte, per la prima volta ho avuto davvero la sensazione che Sanremo fosse “il festival della canzone italiana”. Era tutto così bello e armonioso. Tutto era musica: fra le canzoni, fra gli ospiti, fra i presentatori, persino fra il pubblico.

Oggi avrei voluto parlarvi di un palco maestoso. Avrei voluto parlarvi del ritorno di una sigla originale per uno show televisivo. Avrei voluto parlarvi dell’emozione di Ron e degli occhi belli di Rubino, che a stento trattenevano le lacrime. Avrei voluto parlarvi di quel gran figo di Favino -che ieri sera ci ha dato solo un assaggio di quello che è in grado di fare- realizzando con Fiorello due mash-up incredibili. Avrei voluto parlarvi di come Gazzè, Le Vibrazioni e Red Canzian mi abbiano stupita. Avrei voluto dirvi: «toh, la Michelle non detto nemmeno una volta “wellààà”!».

Ma non ho spazio, almeno su queste pagine. Dalle mie parti si dice che “la lingua non ha ossa ma rompe le ossa”: ci sono andati vicini, ma se avessero letto bene il testo sotto accusa, avrebbero capito (ma a questo punto ne dubito) che le “inutili guerre” non si fanno soltanto con armi fisiche e poi “sganciare una bomba” proprio su di un testo che inneggia all’unione, alla speranza, all’abbraccio collettivo, al ritornare a sorridere, è quanto di più malsano, subdolo e perverso possa essere concepito.

A questa sera con la seconda serata, sperando questa volta sia musica sul serio.

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