Riccardo va all’inferno.

Che l’Italia cinematografica abbia dei problemi è risaputo, ma quando riesce a realizzare prodotti di questa fattura e poi non se ne prende cura come dovrebbe, beh, il problema è più grosso di quanto si possa pensare!

E così capita che mentre in Italia il Riccardo va all’inferno di Roberta Torre non lo conosce quasi nessuno (se non gli addetti ai lavori), all’estero -non ultima la Russia- riscuote successi e apprezzamenti positivi. E succede anche che, nonostante sia uscito nelle sale lo scorso 30 novembre 2017, in paesini dispersi come il mio sui monti calabri, non sia proprio arrivato e per vederlo le opzioni erano due: darsi ai siti pirata (che danneggiano il cinema, ma spesso sono l’unico mezzo per una fruizione aggiornata) o attendere la pubblicazione del dvd.

Ci sono molte cose che colpiscono in questo lavoro. Non solo la rilettura in chiave dark dell’opera di Shakespeare attualizzandola in maniera impeccabile, ma -per iniziare- le interpretazioni sono davvero magistrali! Certo eccellenti Massimo Ranieri e Sonia Bergamasco (rispettivamente nei panni di Riccardo e della Regina madre), ma tutti, tutti gli interpreti sono assolutamente aderenti ai ruoli assegnati, facendo risaltare l’intera classe attoriale teatrale italiana -che a mio avviso- è fra le migliori al mondo.

Per non parlare delle musiche affidate a Mauro Pagani: cucite perfettamente addosso alla trama, tanto da evidenziare quegli aspetti insani e di doppiezza che altrimenti avrebbero necessitato di ben altro lavoro per poter emergere; e perché non parlare anche del forte simbolismo artistico-religioso che dona maggiore spessore all’intero lavoro de la Torre? Anche dal punto di vista tecnico le soddisfazioni non mancano: per quanto non sia un’amante dei flashback (si tende sempre ad abusarne e ad utilizzarli smodatamente), devo riconoscere che in questo Riccardo appaiono essenziali e funzionali alla narrazione, così come dovrebbe essere ogni qual volta se ne faccia uso. La scelta del girare questa rilettura quasi totalmente in interni, non penalizza affatto il risultato, ma anzi conferisce maggiormente quell’idea di claustrofobia e morsa asfittica che è propria della smania di potere.

Pertanto, mi fa un po’ “sorridere” l’idea che quella ironia macabra di cui Shakespeare fa spesso uso, sia stata sottolineata proprio da chi ha conferito soltanto premi e nomination soprattutto per trucco e parrucco, tralasciando tutto il resto. Forse in Italia il riconoscimento della vera arte è spirato definitivamente così com’è stata soffocata l’idea di speranza e purezza, interpretata qui da Silvia Gallerano nel ruolo della nipote muta? Molto probabile…

Trailer ufficiale:

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