Il Non Abbiamo Armi Tour di Ermal Meta al Foro Italico di Roma.

Ermal
(ma anche Andrea, Marco, Dino, Roberto, Emiliano),
avevo in mente di fare una recensione classica, precisa, puntuale, spietata, come fanno quelli bravi però -camminando verso casa in questa Roma assonnata e stanca- mi sono detta: «ma io mica sono brava!»… e allora faccio a modo mio, come sempre… scrivo come mi viene, sul momento.

Caro Ermal
(e sempre Cari Andrea, Marco, Dino, Roberto, Emiliano),
sono le 01:37 di una notte post concerto al Centrale Live e va tutto bene, si, almeno stasera va tutto bene. Sono in camera e ripenso a tutti i colori che ho visto questa sera e sono stati davvero tanti. È la terza volta che ti/vi vedo in concerto ed ogni volta le emozioni e le sensazioni sono nuove, cangianti, mai uguali. Questo non credo sia dovuto solo al cambio di location (qui per leggere cosa accadde lo scorso anno all’Auditorium Parco della Musica: http://www.teletua.com/2017/05/19/il-vietato-morire-tour-a-roma-ermal-meta-scatena-e-porta-scompiglio-allauditorium-parco-della-musica/), ma perché il tempo ci plasma, ci trasforma, alle volte ci smussa gli angoli in eccesso e altre volte invece ci fa innalzare scudi invisibili agli occhi. E allora l’unica cosa da fare è respirare, prendere vento, ripartire.
Pian piano il Centrale è andato riempendosi e l’impatto dal palco deve essere stato sicuramente notevole: anche quel “Wow, siete bellissimi!” di Cordio e suo fratello Daverio (o Davorio?… mhmm ora non ricordo, chiedo venia) in apertura, ha ben reso l’idea. Ecco, Cordio: nel 2017 ho avuto il piacere d’ascoltarlo a Roma e ad Altomonte e devo dire che è cresciuto parecchio. Non solo vocalmente -più nitido e meno timido-, ma anche più intenso nelle interpretazioni e con maggiore spessore nella scrittura (stupendo Il Paradiso).


Poi c’è quel momento magico… momento che solo chi è salito su un palco può comprendere sino in fondo. In realtà è una frazione di secondi così irrisoria che quasi è impercettibile, eppure è proprio questa sospensione temporale fulminea a porsi come unica “parete divisoria” fra la magia e il baratro. Le luci si spengono, tutto s’acquieta, il cuore in gola, un respiro più profondo degli altri, brusio che diviene urlo di gioia e via, si va! Si parte con lo stesso monologo che precedette il concerto al Forum D’Assago, giusto un paio di frasi credo siano state aggiunte (non mi stupirebbe se questi interrogativi universali contengano un positivo ed un negativo di nuove fotografie in musica, ancora tutte da ascoltare). Poi si canta e si salta per davvero. Ma come fare per descrivere a chi non è stato presente “cos’è la tua musica live?”, tra l’altro suonata da Dio dai ragazzi. Mi viene in soccorso il testo di un cantautore che apprezzo molto; le sue parole -estrapolate dal loro contesto- sembrano cucite assieme come un vestito fatto su misura:

Canzoni che parlano d’amore
perché alla fine, dai, di cos’altro vuoi parlare?
… E invece no, tu vuoi canzoni emozionanti,
che ti acchiappano alla gola senza tanti complimenti,
canzoni come sberle in faccia per costringerti a pensare
canzoni belle da restarci male,
quelle canzoni da cantare a squarciagola,
come se cinquemila voci diventassero una sola
canzoni che ti amo ancora anche se è triste, anche se è dura,
canzoni contro la paura,
canzoni che ti salvano la vita.
… che ti danno la forza di ricominciare

[Dario Brunori – “Canzoni contro la paura” dall’album: A casa tutto bene]

Canzoni come generatrici di felicità, tre minuti e poco più di verità liquida; sciorinate come acqua fresca di sorgiva; canzoni che ti e ci fanno respirare. E poco importa se qualche strofa si perde in questi respiri: le “dimenticanze” alle volte, sono solo protezioni che il nostro animo innesca come trappole e si rivelano tanto spietate quanto puntuali, se troppo amore abbiamo dato, oppure no… è solo l’avere una «memoria come i pesci», chissà.

Un concerto è fatto anche di amici: quelli nuovi e interattivi che finalmente acquistano sembianze umane; amici di vecchia data; amici assenti -al momento- ma sempre presenti (Fabrizio Moro); amici speciali e donne eccezionali come la Bonaccorti e la Mannoia

e se cartelli, palloncini colorati, sorrisi e risate non sono bastate, con questo cielo notturno carico d’umidità, fra gabbiani e nubi bianche, in quest’aria di pini e di sale, con i capelli arruffati e quei “700g/1kg in meno” e le ossa croccanti per aver troppo saltato, lascialo dire a noi quel “Grazieeee” perché sì: è tutto meritato!

Un grazie doveroso va anche ad Andrea Brusa Impressioni61 per la sua gentilezza ed il materiale fotografico concessoci.

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